venerdì 9 gennaio 2015

AYAAN VA A TESTA ALTA .

Ecco le parole della scrittrice somala naturalizzata olandese Ayaan Hirsi Ali dopo la strage di Parigi :
Dopo la carneficina di mercoledì, forse l’Occidente metterà finalmente da parte le tante scuse artificiose impiegate finora per negare ogni nesso tra violenza e Islam radicale. 

Questo non è stato un attacco sferrato da uno squilibrato, da un lupo solitario. Non è stata un’aggressione per mano di delinquenti qualunque. Era stata programmata per fare più morti possibile, durante una riunione di redazione, con armi automatiche e un piano di fuga. Gli assassini volevano seminare il terrore, e ci sono riusciti. Ma di cosa ci sorprendiamo? Se c’è una lezione da imparare, è che tutto ciò che noi crediamo dell’Islam non ha alcun peso. Questo tipo di violenza, la jihad, rappresenta quello in cui credono gli islamisti. Il Corano è disseminato di appelli alla jihad violenta, ma non solo. In troppa parte dell’Islam, la jihad si è evoluta in un’ideologia moderna. La «bibbia» del jihadista del ventesimo secolo è «Il concetto coranico della guerra», scritto dal generale pakistano S.K. Malik. 

Nella sua analisi l’anima umana - e non il campo di battaglia fisico - rappresenta il centro dove portare il conflitto. E il modo migliore di colpire l’anima è attraverso il terrore, «il punto in cui il mezzo e il fine si ricongiungono». Ogni volta che giustifichiamo la loro violenza in nome della religione, ci pieghiamo alle loro richieste. Nell’Islam, è un grave peccato rappresentare o denigrare il profeta Maometto. I musulmani sono liberi di crederci, ma perché devono imporlo ad altri? L’Islam, con i suoi 1.400 anni di storia e un miliardo e mezzo di fedeli, dovrebbe riuscire a tollerare qualche vignetta. L’Occidente deve costringere i musulmani, specie quelli della diaspora, a rispondere a questa domanda: che cosa è più offensivo per un credente, l’uccisione, la tortura, la schiavitù, la lotta armata e gli attacchi terroristici in nome di Maometto, o la produzione di disegni, film e libri che si fanno beffe degli estremisti e della loro visione di ciò che Maometto rappresenta? 
Per rispondere a Malik, la nostra anima in Occidente crede nella libertà di coscienza e parola. Sono le libertà che formano l’anima della nostra civiltà. Ed è proprio in questo che gli islamisti ci hanno attaccato. Tutto dipende da come reagiremo. Se ci convinciamo di combattere contro un manipolo di pazzi criminali, non saremo in grado di fornire risposte. Dobbiamo riconoscere che gli islamisti di oggi sono motivati da un’ideologia politica, radicata nella dottrina fondante dell’Islam. Sarebbe un notevole cambiamento di rotta per l’Occidente, che troppo spesso ha reagito alla violenza jihadista con tentativi di conciliazione. Cerchiamo di blandire i capi di governo islamici che premono per costringerci a censurare stampa, università, libri di storia, programmi scolastici. Loro alzano la voce, e noi obbediamo. In cambio cosa otteniamo? I kalashnikov nel cuore di Parigi. Più ci sforziamo di attenuare, placare, conciliare, più ci autocensuriamo, più il nemico si fa audace ed esigente. 

C’è una sola risposta a questo vergognoso attacco jihadista contro Charlie Hebdo : l’obbligo di media e leader occidentali, religiosi e laici, di proteggere i diritti elementari di libertà di espressione, che sia la satira o altro. L’Occidente non deve più inchinarsi, non deve più tacere. Dobbiamo inviare ai terroristi un messaggio univoco: la vostra violenza non riuscirà a distruggere la nostra anima. 
( fonte : corriere.it) 

Nel frattempo i miliziani di Boko Haram hanno colpito di nuovo in Nigeria , si parla di 2000 vittime in 16 villaggi presso la città di Baga .
Questa è una jihad globale e non sembra fermarsi dato che si parla di minacce anche al Camerun .
La Nigeria è uno dei pochi stati ricchi dell'Africa e  questo spiega certi movimenti di Shekau. 

giovedì 8 gennaio 2015

NON SIAMO IN PACE .

Tempo fa Papa Francesco parló di guerra mondiale in atto seppur in maniera molto spezzettata . Me la ricordo ancora quella occasione perché usó parole decise e senza troppo girarci intorno , la voce era però ferma e determinata affinché ciacuno di noi avesse una chiara idea di cosa stava accadendo .
Dopo l'attentato terroristico di Parigi presso la sede del giornale satirico Charlie Hebdo credo che ogni dubbio sia stato spazzato via .
Il 7 gennaio 2015 è molto più spartiacque del celebre 11 settembre 2001, eppure anni fa certi segnali ci erano giunti grazie anche alla penna di Oriana Fallaci la quale non si era risparmiata per metterci in guardia in merito ad argomenti scottanti .
Qui sotto c'è un link in merito alle parole della scrittrice , se le leggete alla luce dei fatti di Parigi i polsi tremano .
https://www.facebook.com/alessandro.chiari.376/posts/1596249360598084

martedì 6 gennaio 2015

QUANDO.

Ho sempre adorato i films di Massimo Troisi, un po' perché lanciavano messaggi ben precisi , un po' perché erano dolci e amari allo stesso tempo .
Nel 1991 ebbi la fortuna di assistere alla visione di "PENSAVO FOSSE AMORE INVECE ERA UN CALESSE", la pellicola volgeva al termine quando ascoltai un pezzo bellissimo , venni folgorato da quella melodia tanto che attesi la fine dei titoli di coda perché ignorantemente non conoscevo ne l'autore ne il titolo .
Quel pezzo era "QUANDO" di PINO DANIELE .
Non essendo un grande amante della musica italiana ( con poche eccezioni ) feci uno strappo e mi inchinai di fronte a un capolavoro del genere , non era qualcosa di commerciale , si percepiva la profondità dei sentimenti, ma allo stesso tempo la malinconia e consapevolezza di aver perduto qualcosa .
Mi sono guardato un video su You Tube dove Pino fa ascoltare questo pezzo a Massimo Troisi per la prima volta in una camera d'albergo nella calda estate del 1991.
È stato emozionante rivedere quel dialogo perché la complicità dei due artisti era un pezzo della Napoli più genuina e popolare .
Sia Massimo  erano affetti da problemi cardiaci , sapevano bene a cosa andassero incontro , avevano la consapevolezza che talvolta le loro vite erano appese a un filo .
Con la scomparsa di Pino Daniele ,avvenuta qualche giorno fa , l'Italia  perde una tessera del mosaico musicale , immagino Massimo con Pino in paradiso intenti a parlare in dialetto , entrambi assorti nei loro pensieri ma complici nei silenzi perché non amavano molto parlare .
Per Pino e Massimo la musica e la pellicola ne esprimevano il pensiero .

lunedì 5 gennaio 2015

BRIC ROTTO .

Non appena leggo di queste storie mi chiedo dove sia la civiltà , siamo nel 2015 oppure nel medioevo? Si parla spesso di discriminazione e l'India ci induce a riflessioni assai profonde soprattutto in relazione alle donne .
Se analizzo  quel paese mi rendo conto di quanta arretratezza sia presente dietro il desiderio di evolvere da un punto di vista industriale date le varie discrepanze tra i vari ceti sociali e l'assenza delle infrastrutture .
Fino a poco tempo fa si parlava di Bric , ebbene quel termine lo ritengo obsoleto e fuori luogo poiché solo la Cina da sempre forti segnali sulla propria crescita nella politica economica intenzionale , ma sul tema dei diritti umani preferisco stendere un velo pietoso poiché le notizie che ci arrivano non sono confortanti e dato che intrattiene da sempre rapporti controversi con il governo della Nordcoreano .
La Russia sta sempre più perdendo terreno a causa della debolezza del rublo e a causa del prolungarsi della crisi petrolifera .
Putin sta cercando di intensificare il controllo sul Baltico puntando sulle Isole Aland .
Sul Brasile invece ci sarebbe da parlare del Pil che stenta a crescere e dell'alta inflazione che sta lentamente colpendo il paese .
I mondiali di calcio non sono serviti per dare una migliore immagine e la ricetta della presidentessa stenta a decollare a causa di scarsi investimenti industriali .
Vi riporto questa notizia ( fonte :tgcom24.it) di cui parlavo all'inizio del post , leggete bene perché si tratta di qualcosa di sconcertante :
Punirne una per educarne cento. Per aver tradito il marito ed essere scappata con un altro uomo, una donna indiana è stata umiliata pubblicamente affinché fosse da esempio per tutte le donne che pensassero di agire nello stesso modo. Il consiglio degli anziani del piccolo villaggio di Wardha, nella provincia del Predesh, dove viveva la donna, ha sentenziato che la moglie fedifraga fosse picchiata, rasata e costretta ad allattare l'amante in pubblico.
La donna, 24enne madre di due figli, si era innamorata di Kamlesh, un ragazzo di quattro anni più giovane. I due hanno deciso di fuggire insieme qualche giorno prima di Capodanno, nella provincia di Gujarat. Il marito della donna è andato su tutte le furie per il tradimento e si è messo sulle tracce della moglie.

Dopo due giorni di ricerche, ha ritrovato i due amanti e li ha trascinati davanti al consiglio degli anziani del villaggio perché fossero puniti per il terribile affronto che gli avevano fatto subire. Gli anziani hanno emesso la brutale sentenza, nonostante lo stesso marito giudicasse la punizione troppo severa.

La donna e il giovane sono stati picchiati in strada dalla folla, denudati e rasati, una pratica comunemente utilizzata per umiliare qualcuno. Dopo il pestaggio, la donna ha dovuto allattare il suo amante in pubblico.

La vittima ha raccontato tutti i particolari dell'aggressione alle forze dell'ordine. Come riporta l'Hindustan Times, Il capo della polizia Akhilesh Jha ha dichiarato che undici persone sono state denunciate e che la polizia sta ancora indagando per individuare tutti i colpevoli. Gli agenti ipotizzano che gli anziani abbiano ordinato soltanto una parte della punizione, che poi è sfuggita di mano quando un gruppo di uomini nella folla ha preteso un trattamento esemplare e umiliante nei confronti degli amanti.


domenica 4 gennaio 2015

UN SABATO TRA CORSE E TORRENTI .

Prendi un sabato mattina dal tempo incerto , vai a correre con gli amici con cui hai corso poco più di mese fa la maratona, poi accompagnati dalle rispettive famiglie giungi in un luogo piacevole dove pranzare tutti insieme allora vuol dire che si è creato qualcosa di veramente unico , se ci aggiungi anche il compleanno di uno degli amici con cui ha corso ecco che la torta viene guarnita da una ciliegina .
Se poi tra una portata e l'altra parli ancora di maratona , di luoghi , di persone che hai conosciuto in quelle occasioni è palese di come la vita stia cambiando .
Lo capisci principalmente da come osservi gli occhi di chi ha percorso quella lunga distanza.
Impari ad affrontare diversamente la vita quotidiana , la tua autostima cresce vorticosamente , sai come affrontare quei momenti in cui ti arriverà un problema all'apparenza insormontabile , ma la consapevolezza dei propri mezzi non ti fa andare in overconfidence perché ti metti di nuovo in gioco con regole diverse .
Si può sempre migliorare, ma si parte sempre dai particolari più insospettabili .
Nel mio caso ho imparato a correre il 18 dicembre 2014 , quando in un pomeriggio di sole sulla pista di atletica di via Avignone a Siena ho incontrato di persona l'autore di un libro divenuto poi indispensabile .
" Per correre si fa così" mi disse l'autore del libro mostrandomi il movimento corretto  e soprattutto cambiandomi la postura .
Il resto l'ho percepito ieri mentre correvo insieme agli altri : guardavo gli amici studiando la loro postura , guardavo le loro braccia e i movimenti delle loro gambe .
In questo mix c'è l'ingrediente fondamentamentale per correre bene che l'autore del libro mi aveva indicato : la gioia .
Ormai ne ho la certezza : mi piace correre anche in compagnia seppur resti un solitario .
Una postilla : l'autore di quel libro è Fulvio Massini e chi frequenta le maratone sa a cosa alludo .

venerdì 2 gennaio 2015

FAUSTO VINCEVA PER DISTACCO .

Con 5 giri d'Italia , 2 tour de France , 3 Milano -San Remo , 1 Parigi - Roubaix , 5 Giri della Lombardia , 1 volta campione del mondo su strada , 2 volte campione del mondo su pista nell'inseguimento individuale cito solo una parte  del lungo palmares delle vittorie ottenute da Fausto Coppi del quale oggi ricorre il 55 anniversario della scomparsa . 
Il " Campionissimo " fu il prototipo dello sportivo moderno  e quando la strada saliva faceva il vuoto intorno a se . 
Celebre una tappa al giro d'Italia del 1949 : il 10 giugno si correva la terzultima frazione e Coppi con una fuga di 192 km inflisse al secondo classificato di giornata 11'e 52", al terzo ben 20'e 4".Gino Bartali ( suo storico rivale in quegli anni ) e Alfredo Martini ( noto Ct della nazionale di Ciclismo scomparso pochi mesi fa ) furono coloro che in quella occasione occuparono i posti sul podio di giornata insieme al Campionissimo
Mario Ferretti quel giorno conió la frase "c'è un uomo solo al comando " ed entró nell'immaginario collettivo radiofonico . 
Quei 192 chilometri di fuga contribuirono a far vincere il giro a Coppi . 
L'Italia in quel 1949 poco più di un mese prima aveva assistito alla tragedia di Superga dove morirono i giocatori del Grande Torino . 
Lo sport all'epoca era una lancia di salvezza per molti dopo i lunghi anni della guerra . 
Fausto Coppi contribuì a dar lustro alla nostra nazione . 
Quando correva emozionava e rendeva orgoglioso l'intero stivale . 

giovedì 1 gennaio 2015

PORSI DEGLI OBIETTIVI.

"Ma per quale motivo non hai coltivato sino in fondo la tua passione per la musica ?", ecco la frase che uno dei commensali mi ha rivolto durante il cenone di San Silvestro .
Queste parole mi hanno colto piacevolmente di sorpresa perché non ho mai intrapreso la strada di studiare seriamente la musica imparando a suonare uno strumento .
Così il 31 dicembre da serata quasi ordinaria come accade da diversi anni si è improvvisamente accesa ,con  buona pace di chi mi sopporta , ho parlato di uno dei miei cavalli di battaglia , ricordando con piacere anche il 13 dicembre scorso quando due amici mi hanno celebrare il loro matrimonio chiedendomi di utilizzare al posto della marcia nunziale un brano che ha fatto da colonna sonora a tante serate e a tanti chilometri di corsa .
Ebbene nel 2014 ho svolto pure il ruolo di delegato del sindaco , per pochi minuti sono stato un ufficiale giudiziario per celebrare un matrimonio .
Tornando a San Silvestro poco dopo la mezzanotte siamo rientrati a casa, perché la mattina del 1 gennaio alle 10:30 sono andato a correre , per festeggiare l'arrivo del 2015 ho percorso 15 km in 80 minuti e spiccioli .
Il 6 esordirò sulla distanza della mezza maratona e mi sto preparando con cura .
Corsa , musica e viaggi per lavoro , nel nuovo anno si profilano scenari importanti , ho deciso di alzare l'asticella perché si vive di obiettivi .
Quanti cambiamenti ho apportato alla mia vita  , quelle scarpe mi hanno regalato autostima , la musica funge da grimaldello nei momenti difficili .
Se sul lavoro ho acquisito serenità lo devo a due passioni che non ho mai smesso di coltivare .
Aveva ragione mia madre quando mi diceva di curare i particolari .
Nessuna presunzione ma solo tanto impegno per ottenere i risultati .