martedì 8 settembre 2015

SCONTA E INSEGNA

Giovanni Scattone che insieme a Salvatore Ferraro è stato condannato per l'omicidio di Marta Russo, insegneràpsicologia agli studenti dell'istituto Luigi Einaudi di Roma. Anche lui, infatti, è uno dei docenti precari diventati di ruolo grazie alle assunzioni della Buona Scuola. Scattone nel 2012 superò il concorso, classificandosi decimo nell'Ufficio Scolastico del Lazio. La madre di Marta Russo: "E' assurdo che continui ad insegnare".
Con l'immissione in ruolo arrivano anche le prime polemiche. Già nel 2011 si era tornati a parlare di Scattone Infatti dopo gli attacchi per la supplenza in Storia e filosofia al Liceo Cavour di Roma, lo stesso dove aveva studiato Marta Russo, il 47enne aveva rifiutato l'incarico. Scattone ha poi continuato a insegnare in diverse scuole fino all'immissione in ruolo.

Il dolore della madre di Marta Russo - "Non è la prima volta - ha detto Aureliana Russo, la madre di Marta - ed ancora restiamo sconvolti. Non si può pensare che una persona del genere, che non ha neanche mai chiesto perdono, possa fare l'educatore. Tra l'altro con un posto fisso".

Le polemiche - "Che io, a più di 50 anni, debba ogni mattina andare fuori Roma per insegnare perché sorpassata da Giovanni Scattone lo trovo un paradosso", afferma C.I. al Corriere della Sera. "Ciò stride con l'idea della buona scuola che ci era stata promessa e con la mia identità di cittadina da sempre obbediente alle leggi". "Per me - conclude la professoressa - ha il sapore di una beffa sapere che sarà proprio lui, condannato per l'omicidio colposo di una ragazza, a insegnare ai ragazzi la psicologia, cioè il meccanismo delle emozioni e dell'emotività".

Fonte : tgcom24.it

lunedì 7 settembre 2015

DISCRIMINAZIONE SCOLASTICA

Troppo povera per garantirsi un futuro. Mariam Malak, 17enne di Minya, ha sempre studiato e brillato per i suoi voti: promossa i primi due anni della scuola superiore con 96 e 98 su 100, poi la sopresa agli esami dell'ultimo anno, quelli dai quale dipendeva il suo futuro. Zero su cento, in tutte le prove. Per questo ha deciso di raccontare al mondo intero la sua disavventura e denunciare così la corruzione del sistema di istruzione egiziano.
Gli esami della scuola secondaria sono fondamentali per accedere ai posti limitati decisi ogni anno dal consiglio superiore delle Università, indipendentemente dal numeri dei diplomati. Accessi blndati che garantiscono, a chi entra, la possibilità di un futuro, o almeno il sogno di farcela. Per questo non è una novità che i genitori spendano una fortuna per la preparazione dei loro figli, spesso assumento per le lezioni private gli insegnati delle scuole pubbliche. Ma non è il caso di Mariam: è sempre stata una brillante studentessa, conosciuita da tutti per la sua preparazione, con il sogno di fare medicina. Quando ha scoperto di avre preso zero in tutte le prove ha chiesto di poter verificare di persona i risultati delle sue prove, ma tutti i suoi ricorsi sono stati respinti.
Da quel momento, lei e la sua famiglia hanno iniziato una battaglia legale che ha coinvolto l'opinione pubblica: non solo denunciano la corruzione del stistema di istruzione egiziano, ma anche la discrimininazione religiosa. Mariam è una cristiana copta: questo potrebbe essere stato un "aggravante" in un sistema dove la tacite discriminazioni nei decenni passati hanno sempre condizionato il funzionamento delle istituzioni pubbliche. Mariam è stata ricevuta con molto affetto dal primo ministro Mahlab, e il premier egiziano ha promesso la riapertura del caso per verificare se e come i diritti della “studentessa zero” siano stati effettivamente violati.
Fonte: tgcom24.it

domenica 6 settembre 2015

CONSAPEVOLE

Il primo lungo in preparazione alla maratona di Lucca è scorso senza particolari problemi , era prevista pioggia , ma nonostante il grigiore il tempo atmosferico ha retto seppur l'umidità fosse alta .
La sorte poi ci ha messo lo zampino facendomi scorprire una fontanella lungo il percorso , perciò è stato possibile simulare addirittura lo spugnaggio sulla lunga distanza .
32 km sono andati in archivio , poi è arrivato l'ennesimo esperimento di questo periodo , ossia scaricare la fatica accumulata .
A Poggibonsi si svolge la seconda edizione cittadina di una corsa non competitiva la prima domenica del mese di settembre , il percorso si snoda per 5 o 10 chilometri , la scelta deve essere fatta dopo 2500 metri dalla partenza .
Sono determinato e decido di partecipare , in un primo momento mi balza l'idea in testa di correre solo 5 chilometri ma la tentazione è troppo forte , al mattino mia moglie mentre facciamo colazione mi sussurra : " Ale cosa vuoi che siano 10 chilometri per te" .
La molla scatta repentinamente , mi infilo per sicurezza le calze a compressione e mi dirigo verso la linea di partenza .
In quell'ora di gara mi balenano per la testa tanti pensieri , un anno fa ero arrivato a correre 20000 metri ma compivo errori così marchiani che c'era solo da vergognarsi , tra cui l'alimentazione che mi procurava spesso il mal di pancia .
Quando scorgo il cartello dell'ultimo chilometro sto percorrendo una lunga salita , a distanza di poche ore ho compiuto un nuovo passo avanti , è la dimostrazione di come l'abnegazione e la costanza paghino , mi autoincito dicendo dentro me stesso :"Run!", i polpacci mi dolgono ma ormai è fatta , vedo la porta dietro la quale c'è la finish line , la varco ,poi mi metto in disparte ,prima di rifocillarmi mi tolgo gli occhiali , nascondo la faccia tra le mani , le lacrime escono inesorabili , sono felice e ringrazio Dio per ciò che mi ha concesso .
42 chilometri in due giorni sono la presa di consapevolezza dei propri mezzi.

venerdì 4 settembre 2015

VISSUTO DA SVEGLIO

Un uomo di 38 anni, affetto da sindrome di Alport, è stato sottoposto a un trapianto di rene da sveglio per la prima volta in Italia. L'intervento, effettuato presso l'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino ,è durato circa quattro ore. Il ricevente, a causa di una grave insufficienza respiratoria, non avrebbe retto un'anestesia generale. Per questo motivo è stata utilizzata la tecnica dell'anestesia combinata peridurale e spinale. 
Il donatore è un uomo di 41 anni, deceduto a Novara per un grave trauma cervicale con conseguente arresto cardiocircolatorio. Oltre ai reni, ha donato anche cuore e fegato.

Durante il trapianto il paziente, originario di Napoli, ha potuto chiacchierare amabilmente con gli operatori, soprattutto di calcio. L'uomo aveva già subito un intervento per un sarcoma all'emitorace destro che gli aveva compromesso la capacità respiratoria. La sindrome di Alport gli aveva poi provocato una grave nefrite. "Le sue condizioni - spiega il dottor Fabio Gobbi, anestesista - non avrebbero permesso un'anestesia totale".

"Ero tranquillo", racconta il paziente dal suo letto d'ospedale dal quiale sarà dimesso all'inizio della prossima settimana. "Sapevo di essere in mani sicure, di medici eccezionali. Abbiamo chiacchierato di tutto, anche della mia vita personale, del lavoro, dello sport". "Ha seguito in diretta il trapianto - ha aggiunto Gobbi - e voleva sapere che cosa stavano facendo i chirurghi, le varie fasi dell'operazione. E tutto questo nella massima sicurezza e senza che sentisse alcun male".
Fonte tgcom24.it

giovedì 3 settembre 2015

PENDOLO IN RECUPERO

Dall'inizio della crisi le famiglie italiane hanno perso 2.600 euro di reddito disponibile, ma quest'anno ne hanno recuperati 220 con una crescita del potere di acquisto dell'1,5%. Lo afferma il rapporto Coop 2015 "Consumi e distribuzione", redatto in collaborazione con Ref Ricerche e Nielsen. Buone notizie anche per il tasso di risparmio, risalito al 9,2% rispetto all'8,6% del 2014, anche se rimane molto lontano dall'11,9% del 2007.
Il potere d'acquisto perso dagli italiani tra il 2008 e il 2015 è pari a 122 miliardi, 75 dei quali in riduzioni dei consumi e 47 in taglio dei risparmi. Ad aiutare la ripresa del potere d'acquisto è soprattutto la deflazione: tra il 2011 e quest'anno, in termini nominali, le retribuzioni in Italia sono cresciute dell'1% annuo, ma sono scese dello 0,5% al netto dell'inflazione.

Vegetariano uno su dieci e più voglia di viaggiare - Il rapporto fa i conti ,scoprendo che uno su dieci non tocca carne e uno su 50 addirittura vegano: elimina quindi ogni cibo che derivi in qualche modo dallo sfruttamento degli animali, comprese uova e latte. Inoltre, i numeri dicono che gli italiani hanno ripreso a viaggiare  dopo un periodo di rallentamento del settore.
Fonte : tgcom24.it


YOGURT ACIDO

L'invasione di calciatori stranieri non sembra più fermarsi , guardando i nomi dei giocatori schierati in campo durante la seconda giornata di serie A si capisce come le regole poste in atto dalla federazione non stiano sortendo effetti e la Nazionale di Antonio Conte ne risente terribilmente .
Infatti, per le partite di qualificazione al prossimo europeo in programma nel giugno del 2016 in Francia , sono stati convocati vari "oriundi" che giocano nel nostro campionato .
Ma quello che sorprende è la presenza di Graziano Pellè che in Italia non ha mai entusiasmato ,infatti  gioca all'estero dal 2007, ha segnati valanghe di reti per le maglie che ha indossato con la nota dolente è che ha già 29 anni .
Sono ormai passati troppi anni da quando i nostri vivai non sfornano giocatori indigeni , le rose nella maggior parte dei casi sono composte da giocatori provenienti da altri paesi .
La regola prevede che nel caso in cui una società italiana acquista un calciatore nostrano debba presentare delle garanzie con le fideiussioni , invece concludendo affari con l'estero viene abbattuto quest'ultimo passaggio .
È veramente un paradosso che sia stata posta in essere una castroneria del genere poiché si voleva limitare l'acquisto presunto di "bidoni " , ma non è così poiché la sentenza Bosman prima e poi Schnegen hanno contribuito ad alzare il tiro .
In questo modo si è data la possibilità ai procuratori di avere sempre un peso maggiore , poi sono intervenuti i fondi di investimento e la finanza si è presa un'altra grossa fetta .
La vicenda Milinkovic - Savic è un fulgido esempio di come un privato possa gestire un calciatore spostando l'ago della bilancia pro domo sua.
Non ci saranno mai le condizioni per fare qualche passo indietro e dovremo abituarci a questa povertà calcistica nostrana .
Non saremo mai più il " campionato più bello del mondo" , ci sono delle variabili che potrebbero farci risalire la china ma non vogliono che siano poste in atto , in fondo è così bello poter gestire il proprio giardinetto una volta che è stato possibile comperarlo non rispettando regole elementari .
Altrove funziona diversamente invece ai tifosi italiani hanno voluto affibbiare uno yogurt scaduto vendendolo come un piatto di alta cucina .

martedì 1 settembre 2015

A TELEFONI SPENTI

Nel tempo in cui si va globalizzando tutto, compresa la disperazione dei migranti che ci parlano attraverso il loro corpo, la loro allarmante invadenza fisica, il re della più grande rivoluzione immateriale e antisociale, Mark Zuckerberg, festeggia con un miliardo di persone connesse in un solo giorno, il rumore di fondo che ci avvolge (ci scalda, ci illude) e che noi chiamiamo comunicazione interattiva, equivocandone il suo sostanziale silenzio passivo. Perché credendo di parlare agli altri, stiamo in realtà parlando con noi stessi. In una collettiva regressione infantile, verso quei giochi che giocavamo da soli, ma facendo le voci di tutti i personaggi in campo.
Facebook è un kinderheim planetario. Dentro al quale la benestante moltitudine del pianeta – quella che in questo momento non sta morendo di fame, di sete, di aids, non sta per annegare su un barcone, non si sta scannando nella macelleria di una qualche lurida guerra santa – non ha assolutamente nulla da dire, ma lo dice almeno una dozzina di volte al giorno.
Pubblicità
Lo fa postando nella propria pagina il piatto di patatineche sta per mangiare. La bevanda colorata che ha di fronte. Il bel tramonto ad ampio schermo e il brufolo stretto nel dettaglio. Lo fa scrivendo resoconti non richiesti di vacanze andate in malora e di diete da ultimare. Di amori finiti male. Di un film da vedere, di un ristorante vegano da evitare. Di un video imperdibile dove un tizio da qualche parte in America ha appena sterminato la famiglia e ora finalmente sta per suicidarsi, appena dopo la pubblicità.
La forma che in Facebook diventa sostanza, illude chi digita i messaggi che stia per davvero comunicando qualcosa a qualcuno, ma non è quasi mai vero. Il più delle volte sta solo facendo a se stesso il resoconto millimetrico della propria solitudine. E sta usando gli altri come pretesto. Sta semplicemente dicendo allo specchio “Io sono qui”. E dicendolo dieci volte al giorno, vuole convincersi di esistere per davvero almeno in quello specchio, grazie a quella scia digitale che lo avvolge di luce. Per poi cercare il coraggio di farsi la seconda domanda, quella cruciale: “C’è qualcuno in ascolto?”
Domanda che non ha quasi mai una vera risposta, anche quando ne raccoglie cento oppure mille. Perché se chi manda una voce in rete la manda a se stesso, altrettanto fa chi risponde, quasi sempre parlando d’altro, accontentandosi di cogliere uno spunto per imprimere una nuova direzione al discorso, la sua.
Un tempo mi impressionavano i primi viaggiatori di treni e metropolitane che non alzavano mai lo sguardo verso il vicino, ma concentravano tutta la loro attenzione sulla superficie dei cellulari e dei computer che li rifornivano di immagini, suoni e compagnia. Erano sparpagliati qui e là nei vagoni, in mezzo a qualche giovane donna che inspiegabilmente leggeva ancora un libro di carta e a qualche filippino che parlava (in diretta, live) con la persona in carne e ossa che gli stava accanto. Oggi il paesaggio è uniforme, quelle giovani donne con i libri sono scomparse, i filippini sono anche loro connessi, intorno solo teste reclinate in sequenza sui bagliori dello schermo degli smartphone, nessuno che si azzardi ad alzarla.
Lo stesso accade sempre più spesso – fateci caso – al ristorante, al semaforo, dove coppie di amici o fidanzati navigano ognuno per contro proprio, insieme solo nella forma, ma separati nella sostanza. Ognuno dentro un mondo lontanissimo, il proprio.
Ma l’immaterialità che ci avvolge non è e non sarà senza conseguenze. Ci sta rendendo sempre più fragili – più stupidi e specialmente più spaesati – come lo sono quei turisti d’agenzia o da crociera che credendo di viaggiare per il mondo stanno fermi in un simulacro del mondo, protetti dall’aria climatizzata, lavati e nutriti, difesi da ogni interferenza della vita reale, fossero anche il caldo e gli insetti.
La nostra crociera dentro il mondo che non esiste, finirà prima o poi per fare naufragio contro gli scogli di quello vero. La crisi economicae i tagliatori di teste non spariranno in un clic. E nemmeno le ondate dei migranti che con i loro corpi e le loro morti atroci sono un principio di realtà che ci sorprende così tanto da credere alla scorciatoia politica dei muri e delle ruspe. E se quel giorno – mentre postiamo una ricetta o un insulto su Facebook – ci verrà addosso il mondo, toccherà affrontarlo con gli occhi di nuovo aperti e il telefonino spento. Se ne saremo ancora capaci.
Fonte : ilfattoquotidiano.it